Ministero della Salute, Antibiotici, antibiotico e Resistenza

I temi di questa sezione sono a cura di: 
Direzione generale della sanità animale e dei farmaci veterinari 

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    Web editing: Deborah De Crinito

Impiego degli antibiotici

Gli antibiotici sono sostanze chimiche che uccidono i batteri, o ne impediscono la loro crescita o moltiplicazione. Antibiotici prodotti naturalmente da alcune specie di funghi e piante sono stati scoperti alla fine degli anni ‘20. Da allora sono stati sviluppati per essere utilizzati in medicina umana e veterinaria molti antibiotici naturali o di sintesi. 

Quali vantaggi?

Gli antibiotici nel settore veterinario, sin dagli anni ’50 e ancora oggi, rappresentano un mezzo fondamentale per il controllo delle malattie infettive in questo settore. La loro introduzione ha contribuito al miglioramento del benessere animale e rappresenta un mezzo importante per garantire lo standard delle produzioni di alimenti di origine animale. 

Quali svantaggi? 

L’uso improprio o non razionale di tali sostanze nella clinica degli animali domestici provoca sviluppo di antibiotico resistenza, fenomeno intrinsecamente legato all’utilizzo delle stesse. Le preoccupazioni su questo tema hanno portato l’Unione Europea ad imporre il divieto di impiego degli antibiotici come promotori della crescita.

Antibiotico – resistenza

La resistenza antibatterica è in costante aumento in tutta Europa. La questione della resistenza agli antibiotici ha assunto negli ultimi anni grande rilevanza: l’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ritiene che la resistenza agli antibiotici rappresenti la più grande minaccia nell’ambito delle malattie infettive. 

Che cos’è? 

La resistenza agli antimicrobici è la capacità di un microrganismo di resistere all’azione di un antibiotico. Quando ciò è dovuto alla natura del microrganismo stesso questa si chiama resistenza intrinseca. In tal caso il microrganismo in questione non è mai stato sensibile a un particolare antimicrobico. In altri casi, ceppi batterici che in precedenza erano sensibili a un particolare antibiotico sviluppano resistenza nei sui confronti. Si tratta della cosiddetta resistenza acquisita.

Microbi che sono resistenti a un tipo di antibiotico possono ancora essere sensibili ad altri tipi. A volte, un dato ceppo batterico può diventare resistente a diversi tipo di antibiotici. Viene comunemente definita resistenza multipla agli antimicrobici la resistenza a quattro o più antimicrobici appartenenti a classi diverse (unrelated). 

Come si sviluppa?

Lo sviluppo di resistenza acquisita avviene attraverso la selezione naturale. Dal momento che i batteri possono riprodursi molto rapidamente ( possono crescere e riprodursi in appena venti minuti), e in relazione all’enorme numero di microbi presenti nell’ambiente, lo sviluppo della resistenza microbica può verificarsi in tempi relativamente brevi. 

L’antibiotico-resistenza acquisita può svilupparsi :

  • spontaneamente da una mutazione casuale del materiale genetico del microrganismo che lo rende resistente ad un certo tipo di antimicrobico. In tal caso, in presenza di tale antibiotico, i batteri sensibili non cresceranno mentre le ‘mutanti’ resistenti crescono e si moltiplicano e possono essere trasmesse ad altri animali o persone.
  • Dall’acquisizione di geni di resistenza direttamente da altri microbi. Il batterio che trasmette il gene di resistenza può non essere di per sé un agente patogeno. Quindi, un organismo non patogeno può sviluppare la resistenza e poi passarla a uno patogeno. Ciò è particolarmente importante nei batteri. Questi geni di resistenza sono presenti su pezzi di DNA che possono essere trasferiti tra i vari batteri e sono noti collettivamente come elementi genetici mobili. Questi elementi genetici mobili spesso contengono cluster di geni che possono contenere anche fattori di resistenza multipli, conferendo al microrganismo ricevente caratteristiche di resistenza multipla.

Perché è un problema?

I batteri patogeni resistenti non necessariamente provocano gravi malattie rispetto a quelli più sensibili, ma la patologia diventa più difficile da trattare, in quanto risulterà efficace una ridotta gamma di farmaci antimicrobici. Ciò può dar luogo a un decorso più lungo o maggiore gravità della malattia e, in alcuni casi, anche alla morte.

L’uso di antimicrobici sia negli animali e che nell’uomo può aumentare i livelli di resistenza nelle popolazioni batteriche, provocando di seguito problemi se la gente viene poi infettata da batteri resistenti. La misura in cui l’impiego degli antibiotici negli animali contribuisca al problema generale della resistenza agli antibiotici nelle persone è ancora incerta.

Tuttavia è innegabile la necessità di limitare la diffusione delle resistenze agli antibiotici in alcuni patogeni animali e agenti zoonotici di origine alimentare, fenomeno che è andato amplificandosi negli ultimi anni, attraverso un adeguato controllo sull’utilizzo degli antibiotici nel settore veterinario e soprattutto negli animali da reddito.

Consulta Biosicurezza e uso corretto e razionale degli antibiotici in zootecnia.

Politiche comunitarie contro l’antibiotico-resistenza e attività degli organismi nazionali e sovranazionali

La messa al bando degli antibiotici come promotori di crescita

Con l’emergere di preoccupazioni per la resistenza agli antimicrobici sia nell’uomo che negli animali è stato deciso nel 1999 di vietare alcuni antibiotici promotori della crescita. I prodotti che sono stati proibiti erano quelli che contenevano gli antimicrobici utilizzati anche nel trattamento di patologie umane.

L’Unione Europea ha vietato l’utilizzo dei restanti antimicrobici utilizzati come promotori della crescita a partire dal 1 gennaio 2006 (reg. 1831/2003).

OIE (Ufficio Internazionale delle Epizozie)

L’OIE, l’organizzazione intergovernativa responsabile per l’implementazione della sanità animale nel mondo, ha dedicato una sezione specifica del Terrestrial Animal Health Code all’uso prudente e responsabile degli antimicrobici nel settore veterinario, descrivendo tutti gli adempimenti che ogni singolo operatore della filiera del farmaco veterinario (dalla fase pre-autorizzativa al consumatore finale) è tenuto a rispettare.

Nel “Manuale dei Test Diagnostici e dei vaccini per gli Animali Terrestri” (Manual of Diagnostic Tests and Vaccines for Terrestrial Animals) vi è anche un’area dedicata alle metodiche di laboratorio per la determinazione dell’antibiotico-resistenza.

Codex Alimentarius

Nel 2006 la Commissione del Codex alimentarius ha istituito una Task Force internazionale sull’Antibioticoresistenza. Questa completerà il suo lavoro entro quattro anni dalla sua istituzione e il suo compito è quello di sviluppare un documento guida sulla valutazione del rischio antibioticoresistenza, con le relative misure di management, nel settore umano e veterinario. 

L’attività della Task Force è ispirata ai principi generali sulla valutazione del rischio dettati dallo stesso Codex nonché all’operato di altre organizzazioni internazionali quali la FAO e OMS. 

EMA (Agenzia europea del farmaco)

Presso l’EMA è stato istituito il SAGAM (Scientific Advisory Group on Antimicrobials). Tale gruppo di lavoro, formato da un pool di esperti europei nei settori dell’antibiotico-resistenza, efficacia clinica degli antibiotici e della biologia molecolare, fornisce, su richiesta dell’Agenzia, supporto scientifico in relazione alla valutazione di aspetti specifici relativi alle procedure autorizzative e all’utilizzo di medicinali veterinari contenenti antibiotici.

Fino ad oggi il SAGAM si è occupato della valutazione scientifica relativa all’utilizzo nella EU di diverse tipologie di medicinali veterinari contenenti antibiotici (chinoloni e fluorichinoloni, cefalosporine di 3° e 4° generazione, macrolidi, lincosamidi e streptogramine) e ha portato avanti anche una review relativa all’impatto dell’utilizzo degli antibiotici sulla meticillino resistenza.

Tale attività si è già concretizzata in passato, e continuerà a farlo per il futuro, in specifiche avvertenze da inserire nei foglietti illustrativi dei medicinali veterinari contenenti antibiotici al fine di un utilizzo più responsabile degli stessi.

Commissione europea
EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie)

Il monitoraggio della resistenza agli antimicrobici in batteri zoonosici negli animali ed in batteri commensali è incluso tra gli adempimenti “mandatory” che gli Stati Membri debbono adottare nei confronti delle esigenze informative della Commissione Europea (Direttiva 2003/99/CE, Decisione 2007/407/CE).

La Direttiva 2003/99/CE, recepita con il DLvo 191/2006, sancisce l’obbligatorietà per gli Stati Membri di attivare un sistema di sorveglianza per l’antibioticoresistenza in agenti zoonosici come Salmonella e Campylobacter di origine animale e umana e raccomanda vivamente l’attivazione di un analogo sistema per i microrganismi indicatori nelle produzioni primarie ( che rappresentano una riserva di geni di resistenza che possono trasferire ai batteri patogeni).

Ogni anno i dati relativi al flusso delle zoonosi ottenuti sulla base della citata normativa vengono inviati all’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) che provvede ad aggregarli in un report della Comunità disponibile su Internet sia come Report Riassuntivi Comunitari che come singoli Report Annuali Nazionali. 

ECDC (Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie) è un’Agenzia Europea istituita nel 2005. Ha sede a Stoccolma e la sua missione è quella di identificare, valutare e comunicare i pericoli per la salute pubblica connessi a tutte le malattie infettive, conosciute ed emergenti, incluse quelle provocate da agenti zoonotici.

Ad essa fanno capo la Rete Europea di Sorveglianza delle Malattie Infettive Gastrointestinali dell’uomo provocate da Salmonella, Campylobacter e E. Coli Eerocitotossici (Enter-Net) e il Sistema Europeo di Sorveglianza dell’Antibioticoresistenza (EARSS) che monitora annualmente i livelli di antibioticoresistenza in sette microrganismi indicatori responsabili di infezioni umane (Streptococcus pneumonite, Staphylococcus aureus, Enterococcus faecalis, Enterococcus faecium, Escherichia coli, Klebsiella pneumonia, Pseudomonas auruginosa).

Ministero della salute

Il Ministero della salute in conformità con le linee di indirizzo comunitarie sul controllo dell’antibiotico-resistenza nel settore veterinario, garantisce l’applicazione dei requisiti richiesti dalla Legislazione Europea nell’ambito dello sviluppo e della produzione dei medicinali veterinari contenenti antibiotici. 

Provvede, inoltre, all’implementazione dei foglietti illustrativi dei prodotti antimicrobici utilizzati in medicina veterinaria inserendo specifiche avvertenze atte a garantire l’uso prudente degli stessi e monitora le iniziative formative e divulgative per gli allevatori e i veterinari sull’uso consapevole degli antibiotici e dei chemioterapici promosse dalle organizzazioni e le associazioni degli allevatori e dei veterinari. Allo stesso tempo si sta attivando al fine di rendere disponibile delle linee guida nazionali sull’uso prudente degli antibiotici per gli stessi veterinari.

Parallelamente sta coordinando l’attività di raccolta dei dati di vendita dei medicinali veterinari da parte dei relativi titolari di AIC e di quelli relativi ai volumi di prescrizione emesse a livello nazionale al fine di implementare i controlli crociati finalizzati a svelare l’eventuale presenza di mercati paralleli di medicinali veterinari.

IIZZSS (Istituti zooprofilattici sperimentali)

Gli Istituti zooprofilattici sperimentali, quale servizio diagnostico delle malattie degli animali e di quelle trasmissibili all’uomo (zoonosi), rappresentano un importante supporto per il veterinario libero professionista, nell’ambito della sua attività clinica fornendo, su richiesta, servizi diagnostici specifici per la valutazione dell’antibioticoresitenza (antibiogramma).

Presso l’IZS Lazio e Toscana è attivo il centro di referenza nazionale (CNR) per l’antibioticoresistenza al quale afferiscono dal territorio le informazioni integrate di antibioticoresistenza in agenti batterici di origine animale richieste dalle direttive comunitarie. Tali dati alimentano il database del suddetto CNR e vengono utilizzati per la produzione dei report annuali previsti dall’EFSA e per le altre esigenze nazionali.

Uso responsabile degli antibiotici

Il corretto utilizzo degli antibiotici, soprattutto negli animali da reddito, oltre a prevenire la presenza di residui negli alimenti, è indispensabile per garantire l’efficacia delle terapie e a limitare l’insorgenza di germi antibiotico-resistenti che potrebbero in seguito contaminare le derrate alimentari di origine animale.

Anche negli animali da compagnia è necessario usare gli antibiotici in modo prudente e razionale. Per approfondire consulta l’opuscolo: Uso corretto degli antibiotici negli animali da compagnia.

Il ruolo del veterinario curante

Il veterinario curante deve educare i proprietari degli animali alla corretta gestione degli stessi o del relativo sistema di allevamento al fine di prevenire le malattie comuni. Deve, inoltre, assicurare che gli antibiotici e gli altri farmaci vengano utilizzati solo come prescritto e limitare la somministrazione di antibiotici solo agli animali malati o a rischio concreto di ammalarsi e possibilmente solo dopo aver fatto una diagnosi certa anche avvalendosi di idonee indagini di laboratorio disponibili. 
Sui medici veterinari liberi professionisti ricade la responsabilità dell’idonea gestione delle scorte dei farmaci in allevamento e della registrazione delle terapie nel registro dei trattamenti per gli animali da reddito. 
Tutti i veterinari liberi professionisti dovrebbero pertanto avere piena padronanza dei concetti basilari inerenti l’uso responsabile degli antibiotici divulgati dai diversi organismi comunitari e internazionali (EMEA, CODEX, Commissione Europea, WHO, FAO, OIE) che vengono brevemente sintetizzati nei seguenti concetti :

  • l’uso degli antibiotici deve essere evitato laddove vi sia la possibilità di una terapia sostitutiva
  • gli antibiotici che non vengono utilizzati in medicina umana dovrebbero essere quelli di prima scelta, rispetto a molecole della stessa classe usate in medicina umana
  • l’antibiotico dovrebbe essere scelto in base alla sensibilità della specie batterica bersaglio e deve essere somministrato a dosi e per le vie indicate nel foglietto illustrativo, come da registrazione
  • la scelta dei prodotti e delle vie di somministrazione dovrebbero essere basate su dati di laboratorio e sulle indicazioni fornite nel foglietto illustrativo, nonché da eventuali ulteriori informazioni disponibili aggiornate in relazione a farmacocinetica e farmacodinamica
  • utilizzare sempre prodotti registrati per il trattamento della patologia specifica
  • la necessità dell’uso preventivo/profilattico degli antibiotici dovrebbe essere attentamente valutata e limitata ai casi in cui l’evidenza indichi che l’animale/i sia/no a reale rischio di infezione e che tale tipo di utilizzo effettivamente possa ridurre la mortalità e/o morbilità nel gruppo
  • l’uso degli antibiotici dovrebbe sempre basarsi sui risultati dell’antibiogramma o, qualora ciò non fosse possibile, la terapia deve basarsi su informazioni epidemiologiche locali (acquisite a livello regionale o di singola azienda) sulla sensibilità dei batteri target
  • antibiotici critici per la salute pubblica quali le cefalosporine di 3° e 4° generazione e i (fluoro)chinoloni dovrebbero essere utilizzati solo in base ai risultati dell’antibiogramma e dovrebbero essere utilizzati solo in situazioni che hanno risposto negativamente o si pensa possano non rispondere a terapia con altri antibiotici.In relazione al possibile impatto sullo sviluppo di resistenza in patogeni rilevanti per la salute pubblica, l’uso in deroga delle cefalosporine nelle specie da reddito va evitato
  • va usato sempre l’antibiotico a spettro più stretto e con la più alta efficacia in vitro nei confronti della specifica specie batterica per minimizzare l’esposizione di popolazioni batteriche non target all’antibiotico
  • monitorare periodicamente la sensibilità in vitro e la risposta terapeutica, specialmente per la terapia di routine
  • l’uso locale dell’antibiotico deve essere generalmente preferito a quello sistemico, salvo per i prodotti con questa indicazione specifica
  • il trattamento di casi cronici dovrebbe essere evitato, qualora si prevedano scarse possibilità di successo
  • gli antibiotici con efficacia specifica nei confronti degli MRSA non devono essere utilizzati in ambito veterinario.Inoltre per tali sostanze non sono stati stabiliti MRL e ciò ne preclude qualsiasi possibilità di utilizzo negli animali da reddito. Pertanto l’uso in deroga di nuovi antibiotici utilizzati per la terapia delle infezioni da MRSA nell’uomo deve essere evitato
  • i protocolli chirurgici dovrebbero enfatizzare l’utilizzo di rigide procedure di asepsi in luogo della profilassi medica basata sull’impiego degli antibiotici
  • gli antibiotici dovrebbero essere usati al dosaggio più appropriato e per il tempo necessario affinché il sistema immunitario possa eliminare il patogeno
  • la combinazione empirica di farmaci diversi ed in particolare dei “cocktail di antibiotici” dovrebbe essere evitata
  • evitare l’uso di antibiotici quando non è necessario (infezioni virali, infezioni auto-limitanti)
  • l’eventuale mancata risposta clinica a un trattamento terapeutico deve essere immediatamente comunicata all’Autorità Competente, secondo quanto prescritto dalla normativa vigente.

Adempimenti per i proprietari degli animali e per gli allevatori

Anche i proprietari degli animali, siano essi d’affezione o da reddito, devono essere consapevoli che spesso bastano pochi e semplici accorgimenti finalizzati al miglioramento delle condizioni ambientali, nutrizionali e igienico-sanitarie degli animali assistiti al fine di garantire loro le condizioni fisiche e il benessere necessari allo sviluppo di una solida immunità che li protegga dagli agenti patogeni provenienti dall’ambiente esterno onde ridurre quanto più possibile l’uso degli antibiotici e dei farmaci in genere. Anche nel caso in cui l’impiego di prodotti antimicrobici si renda necessario è importante che chi ha in custodia l’animale sia adeguatamente informato sulla corretta gestione della terapia prescritta dal veterinario curante. 

I concetti sopra menzionati possono essere schematicamente tradotti nelle seguenti pratiche di carattere generale :

  • prevenire le malattie comuni con sistemi di allevamento adeguati finalizzati a garantire : 
    • idonee condizioni igienico sanitarie
    • alta qualità dei mangimi
    • protezione dagli agenti atmosferici
    • attuazione di idonee misure di biosicurezza
    • utilizzo di vaccini
    • esami clinici regolari
    • controllo dei parassiti
  • collaborare attivamente con il veterinario curante/aziendale per individuare le opzioni terapeutiche migliori;
  • utilizzare gli antibiotici e gli altri farmaci solo come prescritto;
  • stoccare adeguatamente gli antibiotici e gli altri farmaci e eliminare i farmaci scaduti o inutilizzati secondo le indicazioni del foglietto illustrativo/etichette o il parere di un veterinario;
  • utilizzare i farmaci in modo da minimizzare la contaminazione ambientale;
  • registrare i trattamenti (laddove richiesto dalla legge);
  • avvisare tempestivamente il veterinario curante in caso di mancata risposta clinica a un trattamento terapeutico.

Consulta:  Biosicurezza e uso corretto e razionale degli antibiotici in zootecnia

Fonte: Ministero della Salute

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